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Endometriosi: la dieta

che allevia dolore e infertilità

La Nostra Salute

  • L’endometriosi è una patologia cronica e multifattoriale che nel mondo interessa circa il 10% delle donne.
  • La malattia si attenua in menopausa, ma nell’età fertile causa dolore e infertilità.
  • Le cause non sono ben note, la diagnosi spesso tardiva e le cure palliative – in certi casi tocca ricorrere ai ferri.
  • Ma la dieta, inserita in un approccio olistico, può prevenirla e alleviarla, talvolta favorendo anche la maternità.

“Ero in coda al supermercato e ho cominciato ad avere violenti dolori addominali. Il medico di base, dopo avermi visitata, l’ha attribuito allo stress. Dopo qualche mese sono finita al pronto soccorso per forti dolori mestruali, ma la ginecologa non ha rilevato nulla. Passato circa un anno eccomi incinta con delle perdite ematiche. Il ginecologo scopre una grossa cisti all’ovaio che, dopo l’aborto spontaneo, mi viene tolta con un’operazione”. Questa testimonianza di una mia paziente mostra la difficoltà di ricevere la diagnosi di endometriosi che, come suggerisce il nome, colpisce l’endometrio, cioè il tessuto interno dell’utero. Nell’età fertile, una volta al mese l’endometrio si accresce nell’utero per accogliere l’ovulo fecondato; se questo non arriva, si autodistrugge e se ne va con il sangue mestruale. Ma in questa malattia qualcosa si inceppa.

L’endometriosi in sintesi

Fase 1: l’endometrio fa le bizze. In certi casi, per cause ancora poco chiare, non viene eliminato dall’organismo e comincia a proliferare in tessuti al di fuori dell’utero, intorno alle ovaie, magari anche su intestino e vescica.

Fase 2: formazione di lesioni e aderenze. Durante il ciclo il tessuto si gonfia di sangue e causa una dolorosa infiammazione nella zona pelvica; ne conseguono lesioni e aderenze sugli organi pelvici.

Fase 3: formazione di cisti ovariche. Con il tempo, l’endometrio pieno di sangue vecchio si accumula e crea nell’ovaio le così dette “cisti cioccolato”, contenenti questo composto che incredibilmente ricorda nell’aspetto l’amato alimento.

Una patologia sfaccettata

Secondo la Fondazione Italiana Endometriosi, in media ci vogliono 7-8 anni per avere una diagnosi. Una malattia dunque elusiva, anche per la difficoltà di inquadrarne con precisione le cause e di curarla in modo risolutivo. Ma anche sfaccettata, perché l’evoluzione e la manifestazione variano da donna a donna; alcune hanno dolori intensi con lesioni contenute, altre stanno discretamente con lesioni estese. Il dolore è una caratteristica fissa, legata al ciclo ma non solo: può manifestarsi durante la minzione, la defecazione e i rapporti sessuali. Immaginabili le conseguenze di una malattia tanto invalidante sulla vita personale, lavorativa e sociale. E dato che il dolore è invisibile agli occhi altrui, non è insolito passare per delle lagne! In più l’endometriosi causa infertilità, perché il tessuto che cresce fuori dall’utero, ma anche le aderenze che si formano intorno agli organi sessuali, impediscono del tutto l’ovulazione oppure non fanno sviluppare l’uovulo fecondato.

Cause e cure complesse

Per quanto molto studiata, l’endometriosi non ha ancora svelato tutti i suoi segreti. Di certo ci sono la predisposizione personale e l’eccesso di estrogeni in circolo, responsabili dell’accrescimento del tessuto endometrico. Per il resto, tante le ipotesi sul tappeto: menarca (prima mestruazione) precoce, cicli mestruali inferiori a 27 giorni, nulliparità (non aver mai partorito) o gravidanza ritardata (la maternità è un fattore protettivo), disfunzioni ormonali e immunitarie. Ci sarebbe anche un nesso con il microbiota intestinale, e anche se non è definitivamente dimostrato, è comunque sempre meglio puntare all’eubiosi (all’equilibrio della flora). Responsabili, secondo gli studi, potrebbero essere anche i fusobatteri, microorganismi legati all’esordio di varie malattie. Il sospetto ricade pure sugli interferenti endocrini che, una volta assorbiti dal tessuto adiposo, possono essere metabolizzati come estrogeni. Pure lo stress e le emozioni negative potrebbero avere un ruolo, perché incidono sulle difese immunitarie.

Sul fronte cure poche frecce all’arco della medicina, soprattutto terapie ormonali e farmaci analgesici, non di rado affiancate dalla chirurgia, che in certi casi va pure ripetuta più volte; nelle situazioni estreme viene perfino rimosso l’utero. Comunque la chirurgia, anche se conservativa, può asportare tessuto sano dalle ovaie e pregiudicare la capacità di riproduzione della donna. Accanto a queste poche opzioni rimane però un’arma indiscutibile: il cambiamento dello stile di vita.

Cibi e abitudini rischiosi

Sul banco degli imputati salgono i soliti noti, a partire dalla carne rossa, che secondo gli studi può aumentare il rischio di endometriosi dell’80-100%. Insieme salgono i grassi saturi e trans (presenti nelle fritture e negli oli di semi estratti con solventi), entrambi infiammatori. Corresponsabili a pari merito (se non di più) sono gli zuccheri in tutte le loro forme (beninteso non parliamo di cereali integrali, pasta e pane di qualità che shanno invece un ruolo positivo): zucchero da cucina, dolcificanti artificiali, fruttosio, polioli, cereali raffinati. Secondo una review del 2022, una volta assorbiti dall’intestino gli zuccheri innescano un processo infiammatorio che peggiora i sintomi dell’endometriosi (oltre ad aumentare il rischio di malattie degenerative in genere). Quindi i cibi ultratrasformati e le bevande zuccherate, che per l’appunto contengono questi ingredienti, non sono certamente la scelta migliore. Da escludere anche abitudini voluttuarie come alcol e fumo: il primo può aumentare il livello di estrogeni, il secondo influire sull’equilibrio ormonale e stimolare l’infiammazione. La sedentarietà è insidiosa pure per l’endometriosi: è alleata infatti dell’infiammazione, della glicemia alta, del cattivo umore, del sovrappeso (collegato con uno stato di infiammazione cronica di basso grado), dello stress.

 

Le scelte antinfiammatorie

La buona notizia è che esistono alimenti antiproliferativi, antiossidanti, antinfiammatori, analgesici e capaci di ridurre gli estrogeni: indovinate un po’, sono quelli vegetali! Sono loro a costituire la dieta adeguata per migliorare la risposta insulinica e la sintomatologia globale dell’endometriosi, oltre che per rafforzare il sistema immunitario. È fondamentale però che i cibi siano di origine biologica, altrimenti contengono pesticidi e altre sostanze chimiche che possono comportarsi come interferenti endocrini.

Ecco, per la scienza, i cibi e i nutrienti che hanno un effetto positivo sulla sintomatologia legata all’endometriosi.

Ortaggi e frutta. Secondo gli studi, il loro consumo può prevenire del 40% il rischio di endometriosi. Ma anche quando la malattia è ormai insediata, questi alimenti possono aiutare a ridurne la sintomatologia, grazie ai loro preziosi nutrienti. In prima linea ci sono le fibre, che svolgono funzioni indispensabili per il benessere in generale: controllo dei valori ematici di glicemia e colesterolo; prevenzione di molte patologie, tra cui i tumori; equilibrio del microbiota intestinale; last but not least, riduzione dei livelli ematici di estrogeni e miglioramento dell’equilibrio ormonale. Frutta e verdura contengono poi altri preziosi micronutrienti come le vitamine C ed E, che rispetto ai placebo riducono notevolmente la sintomatologia dell’endometriosi, e la vitamina D, che contribuisce alla diminuzione del dolore grazie alle prostaglandine antinfiammatorie. Da non sottovalutare poi altre sostanze come i folati, dal ruolo ben riconosciuto nella fertilità.

Cereali integrali e legumi. Come frutta e verdura, anch’essi contengono antiossidanti, fibre e altri nutrienti importanti, cui si aggiungono le proteine vegetali presenti soprattutto nei legumi. Queste ultime possono aiutare a favorire la gravidanza: infatti, secondo uno studio condotto su soggetti sani, il consumo di proteine animali riduce del 40% le probabilità di concepire un figlio. Sia i legumi sia i cereali integrali contengono poi vitamine del gruppo B, importanti per la fertilità.

Alghe. Contribuiscono alla modulazione degli estrogeni.

Omega 3. I pesci grassi di acque fredde (salmone e aringhe), ma anche il pesce azzurro del Mediterraneo (alici, sarde, sgombro ecc.) sono ricchi di omega 3, acidi grassi essenziali presenti anche nei semi di lino e dal forte potere antinfiammatorio.

Soia. A farla mettere in discussione sono i fitoestrogeni, composti dalla struttura simile agli estrogeni femminili ma dall’azione molto diversa. Presenti anche in altri legumi, nei semi oleosi, nei cereali integrali e in alcuni vegetali, i fitoestrogeni sono in grado di regolare i livelli di estrogeni prodotti dall’organismo: nel caso siano troppi, hanno addirittura un’azione anti-estrogenica. A livello del colon sono convertiti in equolo, una sostanza dalla debole azione estrogenica. Insomma, non c’è motivo di evitare la soia e gli altri alimenti contenenti fitoestrogeni, che hanno dimostrato tra l’altro la capacità di regolare il colesterolo e di prevenire alcuni tumori. Come i latticini, però, la soia deve essere ben tollerata, altrimenti creerà infiammazione.

Latticini. Secondo gli studi, il consumo di latticini è in grado di ridurre il rischio di endometriosi. L’ideale è puntare su quelli detti “fieno”, ottenuti cioè da animali nutriti al pascolo, dato che sono anche una fonte di omega 3. La preferenza va a yogurt e kefir, che essendo fermentati nutrono la flora batterica buona, sostenendo il benessere di tutto l’organismo per quanto riguarda il sistema immunitario, la lotta all’infiammazione, la prevenzione di varie malattie, il miglioramento della digestione, l’assorbimento dei minerali e la sintesi delle vitamine. Attenzione però a eventuali intolleranze personali che possono letteralmente ribaltare la scena rendendo i latticini proinfioammatori,

E il glutine?

Fin troppo spesso additato come il “cattivone”, secondo gli studi questa proteina potrebbe in realtà non avere un ruolo decisivo. Il Nurses’ Health Study II ritiene improbabile che il glutine sia un fattore determinante nell’esordio o nella sintomatologia dell’endometriosi. Non è il caso comunque di farne scorpacciate (soprattutto se è presente un’intolleranza) e soprattutto l’ideale è dare la preferenza ai cereali che hanno un tipo di glutine più digeribile, come il farro, il grano Verna, il monococco e gli altri cereali antichi o altri frumenti antecedenti il Creso, la cultivar ottenuta negli anni ‘70 con irradiazioni gamma. È utile anche alternare questi cereali con quelli senza glutine, come il riso e il miglio e con quelli che ne contengono meno, come segale e avena.

L’approccio olistico

Come sempre, l’alimentazione da sola non basta, tanto più in una malattia complessa come l’endometriosi. Massaggi localizzati e tecniche di rilassamento possono aiutare ad alleviare il dolore e lo stress. Essenziale, poi, l’attività fisica, capace di ridurre il dolore e la stanchezza associati all’endometriosi, di regolare i valori ematici, di favorire la circolazione sanguigna e di migliorare l’umore. In questo senso lo yoga è forse la disciplina più completa, perché si prende cura di corpo e mente, ma vanno benissimo anche altre attività come l’allenamento aerobico, la bici, la corsa, il nuoto e la camminata a passo sostenuto. Insomma, qualsiasi cosa che sconfigga la sedentarietà.

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