Emorroidi,
compagne indesiderate (e prevenibili)
La nostra Salute

- L’idea di evacuare ti spaventa? Forse fai parte di quel 25% di persone (cifra probabilmente sottostimata, molti non lo dicono in giro) che soffre di emorroidi. O, per dirla in “medichese”, di malattia emorroidaria.
- Gonfiore, dolore, sanguinamenti, e magari sgradevoli pruriti nei momenti meno opportuni: ecco che i sospetti cominciano a confermarsi, soprattutto se accompagnati da sedentarietà e dieta povera di fibre.
- Fortuna vuole che le emorroidi sono benigne ed evitabili, basta ritoccare qua e là lo stile di vita!
Le emorroidi sono strutture normalmente presenti nel nostro corpo
Sangue (haima) che scorre (rheo): come suggerisce l’etimologia greca, le emorroidi – sorta di cuscinetti spugnosi, fisiologicamente presenti, posti tra il canale anale e la parte finale del retto – sono molto vascolarizzate. La loro presenza è del tutto normale e svolgono un’importante funzione fisiologica: il sangue ha uno scopo preciso: gonfiare i cuscinetti per ostruire il passaggio involontario di feci e gas, sgonfiarli per consentire la defecazione. Ma a volte il meccanismo si inceppa e le emorroidi restano gonfie, rendendo dolorosa l’evacuazione, ed escono dall’ano. Si parla allora di malattia emorroidaria o emorroidale, che interessa soprattutto (ma non solo!) maschi e over 50, dato che con l’età i tessuti tendono a essere meno tonici.
Identikit della malattia emorroidale
Dolgono, bruciano, prudono e spesso sanguinano: le emorroidi infiammate creano disagio e riducono la qualità della vita, e più sono “avanzate” di grado, peggio è. Se negli stadi iniziali si possono alleviare i sintomi più o meno bene, il quarto grado – il più elevato – richiede spesso un intervento chirurgico, a causa del dolore intenso e del sanguinamento abbondante. Se non altro, la patologia è benigna, ma attenzione, a produrre il sanguinamento in certi casi può essere invece un tumore gastrointestinale, coesistente seppure del tutto indipendente dalle emorroidi (nessun legame tra i due).
La classificazione medica
I grado: i cuscinetti si gonfiano ma non escono dallo sfintere. Possibile sanguinamento ma senza dolore.
II grado: per una spinta eccessiva durante la defecazione o il parto, le emorroidi fuoriescono dall’ano, per poi rientrare da sole. Possono presentarsi prurito e sanguinamento.
III grado: i cuscinetti escono anche senza spinta. Possibili anche lievi fuoriuscite di feci.
IV grado: le emorroidi non rientrano più. A tutti i sintomi precedenti si accompagna l’incontinenza fecale.
Una patologia multifattoriale
Predisposizione e familiarità giocano un ruolo, come pure situazioni che favoriscono la pressione sull’area delle emorroidi, riducendo il ritorno venoso: per esempio gravidanza e parto, il sollevamento di grossi pesi, l’abitudine di stare a lungo seduti sul WC – quest’ultima del tutto evitabile, al pari della diffusa sedentarietà, altra nemica di emorroidi sane. Ed è sbagliato pure sopprimere lo stimolo quando arriva. Per non parlare di fumo e alcol: il primo causa danni ai vasi sanguigni, il secondo ha un effetto dilatante (non proprio ottimale quando i vasi sono già gonfi) e uno disidratante, che indurisce le feci e ne rende difficoltoso il passaggio. Come sempre, entra in gioco la dieta scorretta. La carenza di fibre impoverisce il microbiota e causa stitichezza, con feci dure da espellere. Per l’appunto, secondo gli studi stipsi e sforzo nell’evacuazione sono stretti compagni dello sviluppo della malattia emorroidaria. La disbiosi intestinale può essere anche all’origine di diarree ripetute, altri fattori che infiammano le emorroidi. Sovrappeso e obesità, conseguenza di scelte alimentari sbagliate, sono altri fattori che predispongono e aggravano la problematica.
Cibi no e cibi sì
Fritti, carni rosse, dolci ricchi di zuccheri di grassi e alimenti processati in genere possono favorire e peggiorare la malattia emorroidaria. È poi buona norma evitare i piatti con tanto pepe (un irritante intestinale) e, quando le emorroidi sono infiammate, limitare il peperoncino, che è un vasodilatatore. È invece di aiuto la dieta equilibrata e ricca di vegetali, che nelle dosi opportune aiuta anche a controllare il peso (sovrappeso e obesità sono infatti fattori di rischio). Cosa mangiare allora? Le ricerche indicano che l’aumento delle fibre può ridurre notevolmente dolore, gonfiore e sanguinamento. In una review di 7 trial, il gruppo che assumeva fibre ha mostrato una riduzione di circa il 50% del rischio di sanguinamento rispetto al gruppo di controllo (“Fiber for the treatment of hemorrhoids complications: a systematic review and meta-analysis”, 2006). Infatti le preziose fibre, opportunamente idratate, formano un morbido gel che dà vita a feci soffici e scorrevoli, contribuendo anche a regolarizzare il transito intestinale e a ridurre così la pressione sul plesso emorroidario. Le più importanti sono quelle solubili, presenti nei legumi e in cereali integrali come avena e orzo, che contengono betaglucani, noti per il loro effetto lenitivo. A seconda delle stagioni, non devono poi mancare frutti di bosco, kiwi, mele, pere, banane, fichi e datteri, e ortaggi crudi e cotti – verdure a foglia, broccoli e cavoli in genere, carciofi, zucca e patate dolci. Bene anche la frutta essiccata, in particolare prugne e albicocche, e semi di chia o di lino. Pure i latticini fermentati, come yogurt e kefir, soprattutto quando quest’ultimo viene prodotto in casa dai granuli (puoi approfondire in questo video) sono efficaci, grazie alla capacità di nutrire il microbiota e di prevenire putrefazioni intestinali.
Gradualità, idratazione e movimento
- Gradualità. Mai introdurre di botto le fibre ma procedere sempre gradualmente, per es. partendo la prima settimana con avena e un kiwi al giorno, per poi aggiungere la seconda un’altra fonte di fibre, come i legumi. Poi, via via, aumentare frequenza e quantità, facendo sempre attenzione ai gonfiori addominali che a volte possono accompagnare il consumo di minestrone o verdure cotte in genere.
- Idratazione. Non lo ripeteremo mai abbastanza: le fibre hanno bisogno di acqua, altrimenti invece di formare un morbido gel raspano l’intestino come ramazze! Quindi acqua, tisane, caffè d’orzo, ma tieni presente che i tè, anche quello verde disidratano vengono infatti utilizzati in caso di diarrea.
- Movimento. Indispensabile toccasana per il benessere psicofisico, aiuta a controllare i chili di troppo e contribuisce ad alleviare la pressione sul plesso emorroidario dovuta alla lunga sedentarietà. Ideali sono le passeggiate regolari a passo sostenuto, ma anche lo yoga e/o gli esercizi per il pavimento pelvico. E chi ha un lavoro sedentario, farebbe bene ad alzarsi ogni tanto per non premere troppo sulla parte.
Sollievi naturali
A casa, la prima risorsa sono impacchi tiepidi con ricotta o argilla oppure semicupi con acqua fresca o tiepida, eventualmente addizionati con il bicarbonato, che ha una lieve azione emolliente. I semicupi facilitano anche la pulizia della parte e possono risultare lenitivi se arricchiti con malva o camomilla, e vasoprotettori con achillea o ippocastano. Poi bisogna asciugarsi bene, ma delicatamente. Fuori casa, si possono utilizzare per la pulizia salviettine intime senza alcol, ricordando di buttarle sempre nei cestini e mai nel water e tanto meno in natura. Utile infine l’applicazione di gel di aloe puro 100% o di olio di cocco, o l’impiego di pomate erboristiche a base di pioppo, amamelide o meliloto.
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